Bozza decreto Fer: prime considerazioni – di T. Barbetti per Quotidiano Energia

Per gentile concessione di Quotidiano Energia

Dagli ormai proverbiali cassetti di Calenda è spuntata anche l’attesissima bozza del futuro Decreto rinnovabili.

Inutile sottolineare quanto incerto sia il destino del testo, data la forte discontinuità di cui dovrebbe essere oggetto il Mise nelle prossime settimane (mesi?); doveroso però ricordare che questo provvedimento si inserisce in un profondo solco, tracciato sia a livello nazionale sia a livello Ue, che rende improbabile un totale stravolgimento dei suoi contenuti, molti dei quali soggetti a veriYca di compatibilità con le Linee guida europee e dunque con grado di malleabilità limitato.

Al primo colpo d’occhio colpisce subito il volume di incentivi che verrebbero resi disponibili: si parla di oltre 6,3 GW di incentivi da qui a Yne 2020 – valori quasi

doppi rispetto alla somma delle dotazioni dei decreti 2012 e 2016, ma del resto in linea con la Sen.

Di questi 5,5 GW verrebbero assegnati mediante 7 aste su base quadrimestrale – si introduce, come ampiamente anticipato, la logica della neutralità tecnologica (eolico compete con PV, idro compete con geotermico e biogas da discarica). Tra i duelli, quello che riveste più interesse, non foss’altro per i quasi 5 GW messi a disposizione, è certamente quello tra eolico e FV, con quest’ultimo che ricompare nel mondo incentivi a 5 anni dallo stop seppur senza il suo elemento di spicco (FV agricolo, per cui permane il divieto di accesso ai sussidi): gli incentivi (con contratti per differenze a due vie, altra novità: se il prezzo di mercato supererà l’offerta in asta, sarà il produttore a pagare) saranno i più bassi di sempre, con valori compresi tra un massimo di 68,8 €/MWh e un minimo di 21 €/MWh.

La logica competitiva di prezzo arriva anche ai registri, in cui si potrà salire in graduatoria richiedendo tariffe ridotte Yno al 30% rispetto ai valori base: una sorta di asta per piccoli operatori, seppure con alcune categorie esentate. Anche qui viene introdotta la neutralità tecnologica, con il duello FV-eolico che si replicherà anche sullo small scale.

Scompare l’accesso diretto, fa capolino il tema dei Ppa, con una prima ipotesi di creazione di piattaforma pubblica gestita dal Gme (alternativa all’accesso agli incentivi).

Ci sarà tempo per scendere nei numerosi dettagli. Nel frattempo emerge chiara la visione di fondo, basata su competizione (tra operatori) e competitività (visto il livello delle tariffe), che sembra strizzare l’occhio alle grandi iniziative – questo proprio mentre il pentastellato Fioramonti (indicato al Mise da Di Maio in un ipotetico esecutivo M5S) scrive di decentramento energetico, auto-consumo e auto- produzione.

Emerge dunque un interrogativo di fondo: la visione Calendiana sarà compatibile con quella degli azionisti di maggioranza del futuro Governo, qualunque esso sia?

2018-07-24T18:21:45+00:00luglio 24th, 2018|Press|